2 gennaio: Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno

I padri della Chiesa Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, padri della Chiesa, erano amici oltre che santi. Sono quindi celebrati insieme il 2 gennaio

Il 2 gennaio ricorre la memoria liturgica dei Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno che furono entrambi vescovi e dottori della Chiesa nel IV secolo dopo Cristo, lasciando un’impronta fondamentale a livello teologico nella difesa dell’ortodossia.

Il 2 gennaio Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno sono celebrati in un’unica festa

I Santi Basilio Magno (329-379 d-C.) e Gregorio Nazianzeno (329-390) erano di fatto contemporanei e il primo era nato a Cesarea di Cappadocia, che corrisponde all’attuale Kaysery in Turchia, mentre il secondo prende il suo nome dal luogo di nascita, Nazianzo, che è l’attuale città turca di Nemisi.

Le biografie li definiscono “santi nel cielo e amici sulla terra” e sono stati entrambi proclamati dottori della Chiesa nel 1568 da san Pio V. Inoltre, appartengono al gruppo dei «Padri cappadoci», di cui fa parte anche il fratello di Basilio, san Gregorio di Nissa.

I Padri cappadoci, non avevano in comune solo l’origine geografica, ma si distinsero per la capacità di parlare della loro fede agli intellettuali di lingua greca per dimostrare, in poche parole, una tesi a loro molto cara: la perfetta conciliabilità tra il cristianesimo e una retta filosofia.

Gli inizi della vita da studioso di San Basilio Magno

Si potrebbe dire che buon sangue non mente, considerando che Basilio Magno proviene da una famiglia di santi, perché il nonno era morto martire durante le persecuzioni di Diocleziano che fu imperatore dal 284 al 305.

La Chiesa venera anche i suoi genitori, la nonna Macrina l’Anziana, la sorella Macrina la Giovane, i fratelli vescovi Gregorio di Nissa e Pietro di Sebaste. Inoltre, la nonna Macrina si era rivelata fondamentale per l’educazione di Basilio alle virtù cristiane, come lui stesso ha confermato per iscritto: “Io non dimenticherò mai in vita mia i forti stimoli che davano al mio cuore, ancora tenero, i discorsi e gli esempi di questa piissima donna“.

Il padre era un ricco retore e avvocato ed era stato il primo maestro di Basilio che aveva potuto cominciare a studiare proprio a Cesarea, prima di proseguire la sua formazione a Costantinopoli e Atene dove, peraltro era stato allievo anche del filosofo pagano Imerio insieme con Gregorio Nazianzeno, con il quale aveva stretto una grande amicizia.

Le regole di Basilio Magno

La sorella di Basilio, Macrina la Giovane, aveva avuto anche un ruolo nel perfezionamento spirituale del futuro vescovo, non appena rientrato in patria al termine degli studi, perché fu proprio lei a esortarlo a condurre una vita ascetica.

Basilio Magno condivideva con la sorella l’idea che gli studi dovessero integrarsi con la meditazione spirituale e questo lo aveva spinto a visitare numerosi anacoreti dell’Egitto, della Palestina e della Siria al fine di apprendere il loro modo di vivere e la loro dedizione alla vita contemplativa in eremitaggio.

L’esperienza ascetica aveva ispirato Basilio Magno per scrivere le Regole Morali che sono costituite da una versione diffusa e una breve, e aveva inoltre composto la Regula ad Monachos con lo scopo di orientare la vita dei monaci basiliani alla meditazione delle Scritture e al lavoro nel monastero da lui fondato.

Le sue disposizioni avevano regolato con precisione i cicli di preghiera e lavoro e, per questa ragione, Basilio fu definito «legislatore del monachesimo orientale» con la capacità d’influenzare anche quello occidentale perché aveva posto le basi della vita monastica in Asia Minore.

Non a caso, infatti, san Benedetto (480-547), il fondatore dell’ordine benedettino che s’ispira alle due coordinate fondamentali della preghiera e del lavoro “ora et labora“, raccomandava ai suoi monaci di leggere anche gli insegnamenti degli antichi Padri della Chiesa tra i quali spiccava la vita e «la Regola del nostro santo Padre Basilio».

La divina liturgia di Basilio Magno e l’ordinazione vescovile

Basilio aveva inoltre offerto un importante contributo alla liturgia in Oriente, aiutandola a strutturarsi attraverso un insieme di disposizioni che prende il nome di Divina Liturgia di Basilio Magno e, al pari di San Benedetto, aveva integrato la preghiera e l’osservanza liturgica con l’aiuto ai bisognosi.

Come precisa Franco Collodet, sociologo, scrittore e specialista in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni in Europa e Medio Oriente, Basilio fu eletto vescovo di Cesarea in Cappadocia, dopo la morte del predecessore Eusebio nel 370, e aveva offerto un contributo particolare alla puntualizzazione del dogma trinitario e alla definizione della divinità dello Spirito Santo.

L’appellativo di Magno non gli deriva solo da efficacia dottrinale e sapienza teologica, ma anche dal suo impegno nell’organizzare istituzioni di beneficenza aperte a tutti per combattere la miseria, poiché aveva fatto costruire ospizi, un lebbrosario ed un ospedale che costituivano la cittadella della carità a Cesarea definita popolarmente “Basiliade“.

L’azione di Basilio Magno tra cura pastorale e lotta all’eresia

Basilio aveva quindi alimentato la cura pastorale dei poveri e dei malati ma si trovò anche a combattere gli eretici ariani, negatori della divinità di Cristo e sostenuti dall’imperatore Valente (364-378), che aveva diviso la Cappadocia in due diocesi distinte al fine di sottrare influenza al vescovo di Cesarea.

Inoltre, Basilio aveva dovuto affrontare l’eresia dei macedoniani, che negavano la divinità dello Spirito Santo e, di conseguenza, aveva scritto un trattato teologico in materia che argomentava l’importanza della consustanzialità della terza persona della Santissima Trinità con le prime due e, a due anni dalla morte, la sua intuizione teologica fu confermata solennemente dal Concilio di Costantinopoli.

Il legame di Basilio Magno con Gregorio Nazianzeno

Basilio Magno è morto il 1° gennaio 379 all’età di soli 49 anni a Cesarea dove fu sepolto, ma la sua azione spirituale fu ampiamente ripresa dal suo grande amico Gregorio Nazianzeno che ha dedicato un elogio funebre molto significativo e dedicato proprio al fondatore dei monaci basiliani:

Noi due non avemmo che uno scopo: praticare la virtù e vivere in vista della futura speranza, distaccati da questo mondo prima ancora di lasciarlo… Ognuno di noi porta un nome derivato dalle proprie origini (Basilio è anche detto “di Cesarea” ndr), dalle proprie radici, dalle azioni o dai costumi suoi propri; per noi il più grande merito e il titolo più alto consistettero nell’essere cristiani e nel portare con onore questo nome“.

La vita di Gregorio Nazianzeno sulle orme della santità di Basilio Magno

Gregorio “Nazianzeno” nacque ad Arianzo, una borgata nei pressi di Nazianzo, dal cui nome deriva l’appellativo del santo e, come Basilio, vanta un albero genealogico votato alla santità e alla fede profonda, dato che era stato consacrato a Dio dalla madre.

La Chiesa venera in effetti  come santi i suoi genitori, Gregorio il Vecchio e Nonna di Nazianzo, il fratello Cesario e la sorella Gorgonia. Padre e madre gli diedero un’ottima educazione, mandandolo a scuola presso Cesarea di Palestina, ad Alessandria d’Egitto ed infine ad Atene, dove incontrò San Basilio Magno.

Gregorio rimase dieci anni ad Atene, allora centro della cultura pagana, dove pare diede anche lezioni di eloquenza. Fece ritorno verso il 359 in Cappadocia per ricevere il battesimo che, secondo le consuetudini dell’epoca, non veniva amministrato alla nascita ma solo quando si era prossimi ai trent’anni e, in seguito, aveva trascorso un periodo di meditazione tra ascesi e lo studio delle scritture in compagnia dell’amico Basilio nella solitudine della valle dell’Iris, nei pressi di Neocesarea.

Dal monastero al patriarcato

Gregorio era attratto dalla vita monastica e visse per qualche tempo nell’eremo fondato da Basilio nel Ponto ma poi aveva dovuto seguire un altro percorso perché anche lui, nel frattempo, era stato nominato vescovo.

All’inizio, Gregorio aveva svolto il suo ministero nella sua diocesi di Nazianzo per poi occuparsi di Costantinopoli, dove fu eletto patriarca nel 381, e pronunciò i celebri Discorsi teologici sulla Trinità. Proprio in questa fase, San Girolamo era stato in effetti tra i suoi discepoli e il Nazianzeno lo aveva aiutato a perfezionare la conoscenza del greco.

L’attività teologica di Gregorio Nazianzeno e la produzione di testi

In greco, Gregorio significa colui che risveglia e il Nazianzeno è stato fedele al suo nome perché ha saputo risvegliare il fervore religioso con discorsi di altissimo valore teologico e meritò l’appellativo di «Teologo», in precedenza attribuito solo a san Giovanni Evangelista.

Il Nazianzeno è stato uno dei grandi protagonisti del Concilio di Costantinopoli (iniziato nel maggio 381), insieme con san Gregorio di Nissa e fratello di Basilio Magno, che ha poi presieduto dopo la morte di san Melezio di Antiochia nonostante fosse un momento grave per la Chiesa nascente, minacciata dalle eresie che mettevano in discussione il dogma della Santissima Trinità.

I tempi erano così difficili che Gregorio era stato costretto a dimettersi dopo un mese dall’inizio dei lavori conciliari per le difficoltà di mediazione tra gli eretici macedoniani, che sant’Atanasio e san Basilio Magno avevano cercato di ricondurre nell’ortodossia cattolica, e i vescovi che condividevano come lui la formula di fede stabilita dal concilio di Nicea nel 325 (Simbolo niceno), riguardo la consustanzialità dello Spirito Santo con il Padre e il Figlio.

A dire il vero, Gregorio Nazianzeno ha continuato instancabilmente la lotta alle eresie per tutta la sua vita, anche attraverso una ricca produzione di opere teologiche che è giunta fino ai giorni nostri e che comprende, oltre agli elogi funebri, numerosi sermoni liturgici e un epistolario con 245 lettere.

L’eredità spirituale e i patronati religiosi dei Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno

La Chiesa ha voluto dedicare un’unica celebrazione ai santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, entrambi vescovi e dottori, perché non erano solo legati da profondo legame spirituale e grande amicizia, ma sono anche da considerare i Padri della Chiesa e quindi coloro che hanno posto le fondamenta del cristianesimo.

Basilio Magno è inoltre Patrono diCappadociaRussiamonaci basiliani, responsabili di ospedali e riformatori, mentre Gregorio Nazianzeno e patrono dei poeti cristiani perché non si distingueva solo per il contenuto teologico degli scritti, ma anche per le sue qualità oratorie e poetiche.

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