3 gennaio: Santissimo Nome di Gesù

Santissimo Nome di Gesù, la festa che si celebra il 3 gennaio, affonda le sue radici nella Chiesa degli esordi

Il 3 gennaio si celebra il Santissimo Nome di Gesù che è una festività risalente al cristianesimo degli esordi ed è quindi diventata una celebrazione liturgica in epoca medievale. In effetti, questo culto è riconducibile ai cristogrammi presenti nell’arte paleocristiana, cioè quelle combinazioni di lettere dell’alfabeto greco e latino che compongono l’abbreviazione del nome di Gesù e sono usate come simboli cristiani nella decorazione di edifici, arredi e paramenti sacri.

Il Santissimo Nome di Gesù nella narrazione evangelica

Come le Sacre Scritture confermano, il Messia ha portato durante la sua vita terrena il nome di Gesù, che gli era stato imposto dal padre putativo san Giuseppe dopo che l’angelo di Dio in sogno gli aveva predetto:

Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati(Mt.1, 21-25).

Il Nome di Gesù emerge anche come riferimento centrale nella predicazione apostolica e nei prodigi che i discepoli compiono appellandosi a Lui per guarire i malati, convertire al cristianesimo e cacciare i demoni: “E i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome(Luca 10, 17).

Il Nome di Gesù acquista rilevanza liturgica

Già a partire dal XII secolo, illustri figure del cristianesimo come Bernardo di  Chiaravalle (1090-1153), teologo francese dell’ordine cistercense, e San Francesco d’Assisi (1182-1226) erano sinceri devoti del Nome di Gesù.

Tuttavia, la festività ha assunto rilevanza liturgica soltanto a partire dal XIV secolo trasformandosi in culto grazie a San Bernardino da Siena (1380-1444), francescano e teologo, appartenente all’Ordine dei Frati minori, che lo ha diffuso favorendone il riconoscimento ufficiale.

San Bernardino aveva incentrato il il suo impegno per il rinnovamento della Chiesa proprio sul Nome di Gesù e la centralità della Sua persona durante l’attività predicatoria: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”.

In pratica, il santo toscano distingueva la croce come simbolo della Passione di Cristo dal suo Nome che evocava, nell’interpretazione teologica di Bernardino, una serie di aspetti chiave della vita sulla terra del Messia:

  • La povertà del presepio
  • La modesta bottega di falegname
  • Penitenza nel deserto
  • I miracoli della carità divina
  • Sofferenza sul Calvario
  • Trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione.

Lo stemma del Nome di Gesù

E’ stato proprio Bernardino da Siena a creare uno stemma che rappresentasse il Nome di Gesù, in antitesi alle insegne araldiche, simbolo di nobiltà ma anche di violenza delle casate aristocratiche, che erano spesso in sanguinoso conflitto tra loro in epoca medievale.

Lo stemma è diventato famoso nella cristianità perché è facilmente distinguibile grazie al trigramma IHS, già presente fin dal III secolo d.C. come abbreviazione nei manoscritti sacri. In effetti, ΙΗΣ in alfabeto greco corrisponde a IHS in latino e indica le prime tre lettere del nome ΙΗΣΟΥΣ, cioè Iesous che è il nome di Gesù in lingua greca antica.

A San Bernardino dobbiamo quindi non solo la diffusione di questo monogramma ma anche la corretta interpretazione: J Jesus H Hominum S Salvator e Il trigramma IHS è spesso stilizzato con una croce sulla H, inscritto in un sole dorato con dodici raggi serpeggianti sopra uno scudo azzurro e riprodotto su una tavoletta di legno.

Questo stemma era posto sull’altare durante le celebrazioni e, alla fine della Messa, i fedeli erano invitati a baciarlo in segno di devozione e la diffusione di questa abbreviazione, chiamata anche nomen sacrum, si trova ancora oggi sul portone di case storiche gentilizie per attestare l’affidamento del casato a Cristo, mentre corporazioni e comuni lo inserivano sulle loro sedi.

Per il successo in termini di comunicazione, attraverso la sigla IHS, che si è rivelata molto efficace e di grande suggestione visiva e simbolica per i fedeli, Bermardino da Siena è considerato il santo patrono dei pubblicitari.

L’ufficializzazione del Nome di Gesù nella liturgia della Chiesa

Papa Martino V ha approvato Il simbolo solare associato al Nome di Gesù nel 1450, dato che lo riteneva in continuità con le radici profonde dell’Antico Testamento, grazie anche alla  convinta difesa di San Giovanni da Capestrano (1386-1456), riguardo all’interpretazione teologica di Bernardino da Siena.

Già alla fine del XV secolo, la liturgia dedicata al Nome di Gesù era ormai diffusa e l’ordine francescano ebbe anche l’autorizzazione di recitare il relativo ufficio religioso da Papa Clemente VII nel 1530. In seguito alla riforma cattolica, conseguente al Concilio di Trento (1545-1563), la predicazione di San Bernardino da Siena e il culto del Santissimo Nome di Gesù erano diventati aspetti centrali per l’ordine dei gesuiti che aveva ripreso il trigramma IHS, come simbolo di riferimento.

Nel secoli seguenti, la celebrazione era stata estesa a tutta la Chiesa per decisione di Papa Innocenzo XIII nel 1721 che, con decreto dell’anno successivo, aveva stabilito la festa del Santissimo Nome di Gesù nella seconda domenica dopo l’Epifania, concedendo l’indulgenza plenaria applicabile ai defunti.

Inoltre, il successore Benedetto XIII confermerà il 12 gennaio 1728 l’indulgenza già accordata da Sisto V l’11 luglio 1587 per chiunque dicesse devotamente in qualunque lingua: “Sia lodato Gesù Cristo“, oppure rispondesse “E sempre sia lodato“.

La festa del Nome di Gesù è calendarizzata il 3 gennaio

La teologia ricorda in effetti che l’espressione suprema della presenza del Nome del Signore e dell’intera SS. Trinità nella vita cristiana, è il segno della croce, che introduce ogni preghiera o celebrazione e conclude anche le benedizioni e l’amministrazione dei sacramenti con la formula che tutti conoscono: “Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Di conseguenza, la festa dedicata al Santissimo Nome di Gesù, vero Dio e vero uomo, oltre che seconda persona della Santissima Trinità, è centrale nel Calendario Romano, fino alla soppressione negli anni settanta del 900, e al ripristino definitivo il 3 gennaio di ogni anno per volontà di Giovanni Paolo II.

La devozione al Santissimo Nome di Gesù

La liturgia della Chiesa ricorda che il Santissimo Nome di Gesù significa “Dio salva” e propone una serie di gesti devozionali, in particolare durante il mese di gennaio, che è dedicata alla festività:

  • Non pronunciare il nome del Signore invano  è anche un comandamento della legge mosaica e, in caso di mancata osservanza, si può recitare una preghiera riparatoria a Gesù per impegnarsi a non cedere all’abitudine del pronunciamento del Suo nome senza motivo
  • Chinare il capo quando si sente il Nome di Gesù è un segno di rispetto che dovrebbe accompagnarsi alla genuflessione davanti al tabernacolo o il segno di croce passando davanti a una Chiesa, ispirandosi all’insegnamento della lettera ai Filippesi: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 10)
  • Decorare la tavola di bianco che è il colore liturgico della purezza, o il verde che simboleggia la speranza, acquista ulteriore significato aggiungendo le lettere IHS, che riprendono l’insegnamento di San Bernardino da Siena e della liturgia ecclesiastica
  • Celebrare la festa del Santissimo Nome di Gesù andando a Messa o all’adorazione eucaristica  il 3 gennaio rafforza il legame tra Gesù Salvatore e l’umanità, magari meditando il passaggio del padre nostro che recita: “Sia santificato il tuo nome

Durante l’Epifania, si può anche usare un festone sulla porta di casa con la scritta CMB che non indica solo i nomi dei tre re magi (Caspar, Melchior e Balthasar) ma anche l’abbreviazione di Christus Mansionem benedicat che è un’invocazione affinché Gesù benedica la casa, accompagnandola con preghiere e canti dedicati al Suo Santissimo Nome.

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