Il vangelo greco degli egiziani

Il vangelo greco degli iniziati s'ispira allo gnosticismo e ci sono pervenuti solo alcuni frammenti per interpretarne il contenuto

Il vangelo greco degli egiziani è un testo gnostico e composto presumibilmente a cavallo tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C. L’opera è pervenuta solo in frammenti, quindi la conosciamo soprattutto attraverso fonti indirette di alcuni Padri della Chiesa:

  • San Tito Flavio Clemente, teologo, filosofo e scrittore greco antico, noto anche come Clemente Alessandrino evissuto tra 150 e 215
  • San Ippolito di Roma (170-235), teologo e scrittore romano, nonché primo antipapa della storia della Chiesa che si era infine riconciliato con il pontefice legittimo Ponziano, con il quale subì il martirio, ed è venerato come santo, sia dalla Chiesa cattolica, sia da quella ortodossa
  • Epifanio (+ 535 d.C.), vescovo bizantino e patriarca di Costantinopoli dal 520.

Il vangelo greco degli egiziani basato sullo gnosticismo

Questo testo non va confuso con il vangelo copto degli egiziani, perché si tratta di due opere diverse ma, in ogni caso, s’ispirano entrambe allo gnosticismo, risalente all’epoca precristiana, ma praticato anche nei primi secoli della Chiesa.

La linea predominante di questa dottrina si basa su una lotta di poteri avversi che diventa scontro titanico tra bene e male, pervadendo l’universo in eterno, e complicando anche l’ascesa dell’anima attraverso le sfere planetarie fino al paradiso.

Lo gnosticismo aveva fiducia incrollabile nell’astrologia e nell’idea che il sistema planetario influenzasse in modo determinante le vicende terrene, coltivava la magia e credeva fermamente nel potere evocativo di nomi, suoni, gesti e azioni che erano essenziali nei rituali magici.

Lo gnosticismo consente la conoscenza solo agli iniziati

Il vangelo greco degli egiziani è quindi un testo ispirato allo gnosticismo e rientra nell’ampia categoria dei vangeli apocrifi che basava la pratica di magia e astrologia sulla conoscenza di formule, senza le quali, nessuna gnosi, o conoscenza, poteva essere completa.

Il termine gnosi indica infatti anche una forma speciale di conoscenza religiosa che non si basa su fede, principi o dogmi, ma su un contatto diretto con la divinità, che concede un’illuminazione interiore solo grazie a un percorso esoterico, e basato su riti segreti, per accedere alla verità occulta e garantire la salvezza spirituale solo agli iniziati.

La diffusione di questa dottrina nei primi secoli della Chiesa

Lo gnosticismo agli albori del cristianesimo si è sviluppato soprattutto nel II secolo d.C. e le principali scuole sono quelle di Alessandria d’Egitto e Roma, ma anche la Siria non era insensibile alla sua diffusione, specie in ambienti monastici e ascetici.

Tra i maestri principali di dottrine gnostiche ricordiamo il vescovo Marcione, il predicatore egiziano di lingua greca Valentino, il commentatore evangelico Basilide, il teologo siriano Cerinto, il filosofo e predicatore egiziano Carpocrate, oltre al samaritano Simon Mago che le chiese cristiane considerano uno dei prime eretici d’ispirazione gnostica.

Il vangelo greco degli egiziani nei suoi tratti essenziali

L’opera era diffusa in Egitto nel II e III secolo d.C. e gli Encratiti, seguaci di una dottrina gnostico-cristiana a sfondo ascetico, lo utilizzavano per sostenere le loro posizioni radicali sul rifiuto del matrimonio.

Il vangelo greco degli egiziani esalta infatti l’ascetismo sessuale e condanna addirittura le differenze fra i sessi perché causerebbero tentazioni in grado di pregiudicare l’avvicinamento a Dio e quindi la salvezza.

Il testo risale all’inizio del II secolo, in base agli studi di Bernard Grenfell e Arthur Hunt, due egittologi dell’università di Oxford, peraltro scopritori dei papiri di Ossirinco che contengono codici, editti, registri, inventari, atti di compravendita e lettere dell’antico Egitto. Inoltre l’uso del termine logos, riferito a Cristo, risente dell’influenza del Vangelo di Giovanni e questo confermerebbe il periodo di datazione.

Il contenuto del vangelo greco degli egiziani

I frammenti dell’opera sono contenuti in testi che lo confutano, quindi non è facile avere un’idea generale del testo complessivo, ma alcune tracce tipicamente gnostiche emergono dal dialogo di Gesù risorto presso il sepolcro con la discepola Salome, che era moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo il maggiore e Giovanni:

  • Ogni frammento elogia infatti l’ascetismo sessuale come strumento per interrompere definitivamente il ciclo letale di nascita;
  • Occorre superare le differenze peccaminose tra maschio e femmina;
  • La fine della differenziazione tra i sessi permette dunque di tornare al puro stato primordiale e androgino;
  • Il testo reinterpreta anche il peccato originale attribuendo alla creazione della donna la sciagurata differenza tra i sessi;
  • La rottura dell’unità con l’uomo, e la presenza della donna come essere vivente autonomo, ha provocato un effetto divisorio negativo che va sanato con la ricomposizione;
  • La rimozione dei corpi e la riunione dei due sessi in uno solo determina la salvezza.

La riconciliazione degli opposti

Il Vangelo greco degli egiziani esalta quindi la riconciliazione degli opposti come strumento di salvezza e di ricomposizione del corretto equilibrio, inoltre questo concetto emerge in alcune delle citazioni che indicano la via per accedere al Regno di Dio:

Quando quei due (maschio e femmina) saranno uno solo, nell’esterno come nell’interno, e il maschio con la femmina non sarà né maschio né femmina.

La differenza con i Vangeli canonici

I Padri della Chiesa hanno considerato queste teorie gnostiche molto pericolose ed eretiche, perché Gesù nei Vangeli canonici indica che uomo e donna hanno pari dignità e beneficiano entrambi del progetto di Redenzione.

Il Messia trattava, in effetti, con la stessa amorevolezza uomini, bambini e donne, come l’adultera, la samaritana al pozzo, Marta e Maria di Magdala, indicando a ognuna la via misericordiosa della conversione e della salvezza individuale.

I vangeli canonici in antitesi alla riconciliazione degli opposti

Inoltre, Gesù contravviene la teoria gnostica sulla riconciliazione degli opposti con estrema chiarezza: “Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto“. (Marco 10, 6-9)

Tuttavia il concetto di “una sola carne” non significa affatto che i due esseri debbano fondersi in un unico individuo privo d’identità sessuale ma, al contrario, i teologi rimarcano che questa differenza è un bene voluto da Dio e il legame indissolubile fra due persone permette, attraverso il miracolo dell’amore, di “fonderli” in unità d’intenti e in un progetto comune, senza confondere le due personalità che restano distinte.

Il linguaggio iniziatico contrasta con il messaggio universale di Gesù

Tutti i testi gnostici sostengono la necessità di conoscere formule riservate a iniziati che sono quindi favoriti rispetto agli altri per accedere a Dio e alla salvezza spirituale e questo principio contrasta con l’insegnamento ufficiale della Chiesa.

Il Messia dei Vangeli canonici respinge infatti la predominanza degli eletti, come i farisei si consideravano attirandosi i rimproveri del Maestro, che, al contrario, comunica il messaggio di salvezza a ogni essere umano attraverso il linguaggio semplice delle parabole, guarendo e convertendo senza distinzioni.

La differenza rispetto ai testi gnostici è quindi evidente, perché nei Vangeli canonici emerge che l’insegnamento di Cristo, la Sua Morte e resurrezione  sono le vie di accesso alla salvezza per ogni uomo e il messaggio cristiano è anche cattolico che significa, non a caso, universale.

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