I miracoli di San Martino

San Martino, soldato monaco e poi vescovo è oggetto di venerazione in molte parti del mondo, ecco la sua storia e i grandi miracoli che ha compiuto

San Martino è uno dei santi più venerati nel mondo cristiano ed è famoso per i suoi innumerevoli miracoli, oltre che per essere stato vescovo e tra i grandi protagonisti dei primi secoli della Chiesa, distinguendosi nella predicazione, aiuto ai bisognosi e contrasto all’eresia.

Il militare pagano che abbraccia il cristianesimo

San Martino, vescovo cristiano della città francese di Tours nasce intorno al 316 d.C. nell’antica città di Sabaria Sicca in Pannonia, che oggi si chiama Szombathely. nell’odierna Ungheria, da una famiglia pagana. Suo padre era infatti un tribuno militare della legione dove prestava servizio all’inizio del IV secolo e gli aveva imposto il nome di Martino in onore di Marte che, per i romani, era il dio della guerra.

Arruolato in base all’editto imperiale del 331, presta servizio in Gallia, presso Amiens. Tra i suoi compiti ci sono anche le ronde notturne e, durante una di queste, si manifesta il primo segno divino della sua vita: nell’inverno 335, peraltro molto rigido, incontra un mendicante seminudo e infreddolito, taglia in due il suo mantello militare e lo condivide con lui.

Gesù gli appare in sogno la notte successiva con indosso la metà del suo mantello e, rivolgendosi a uno degli angeli presenti nella visione, lo apostrofa come segue: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha rivestito“. In questa frase, Cristo riassume la condizione del futuro santo, non ancora appartenente al popolo cristiano, ma già capace di vestire gli ignudi, che è la terza delle sette opere di misericordia corporale.

L’impatto del sogno cambia la vita di Martino che riceve il battesimo il giorno di Pasqua, ma la sua carriera militare prosegue con il grado di ufficiale, considerando anche che l’editto di Milano (o di Costantino) del 313 concedeva anche ai cristiani di praticare liberamente il culto, ponendo fine al contrasto con l’autorità imperiale.

La seconda fase della vita di Martino

Intorno ai quarant’anni, Martino si congeda dall’esercito, a quanto sembra in aperto contrasto con Flavio Claudio Giuliano filosofo e ultimo imperatore pagano, che cercava di restaurare gli antichi riti romani, per impegnarsi nel contrasto all’eresia ariana.

Questa dottrina elaborata dal monaco e teologo Ario (256-336 d.C.), sosteneva che la natura divina di Gesù, in quanto Figlio di Dio, fosse inferiore a quella del Padre e il Verbo, cioè la Parola che si è fatta carne in Gesù, in principio non esistesse e fosse stata creata in seguito.

Questo ruolo subalterno e secondario di Gesù rispetto a Dio Padre contravveniva al principio teologico, tutt’ora contenuta nel Credo, che Gesù è stato generato e non creato da tutta l’eternità, ecco perché il primo concilio di Nicea del 325 condanna l’arianesimo.

Di conseguenza, Martino decide di prestare la sua opera a difesa dell’ortodossia ufficiale della Chiesa, esponendosi a pesanti ritorsioni: in Pannonia viene frustato mentre in Francia e a Milano gli eretici, che avevano insediato vescovi ariani, lo cacciano con la forza. Dopo 4 anni di eremitaggio trascorsi nell’isola di Gallinara ad Albenga, vicino a Savona, Martino torna a Poitiers verso il 361 dopo il reinsediamento del vescovo cattolico. Divenuto monaco, si distingue nella capacità di evangelizzazione e proselitismo, fondando uno dei primi monasteri in Occidente.

La nomina vescovile e la fondazione del monastero di Tours

Nel 371 i cittadini di Tours lo sostengono e ne chiedono la nomina a vescovo. Nella nuova sede, Martino continua la sua missione di divulgazione della fede e nascono nuove comunità di monaci che ne seguono l’esempio, senza interrompere il contrasto all’arianesimo e alle pratiche pagane ancora in uso nelle zone rurali.

Nel 375 fonda il monastero di Tours all’insegna di preghiera, condivisione ed evangelizzazione. La sua azione è molto energica e non esita ad abbattere templi, alberi sacri e idoli pagani, ma continua a destrare ammirazione per la sua capacità di predicare e per la misericordia che dimostra verso tutti i bisognosi.

Martino è sempre presente nelle campagne e sa unire carità, giustizia e sobrietà nella sua azione quotidiana e, di fatto, la sua personalità diviene una sintesi tra la generosità del cavaliere, retaggio della vita militare, rinuncia al mondo attraverso la scelta ascetica e attività missionaria.

I miracoli di San Martino

La prima fonte sui miracoli di San Martino la dobbiamo a Sulpicio Severo, contemporaneo del santo, convertito al cristianesimo e autore di un dossier scritto quando il monaco è ancora in vita. Si tratta di una novità perché, l’autore non ha atteso la morte del protagonista, ma è probabile che Sulpicio sia sceso in campo per difendere la veridicità dei prodigi che qualcuno aveva messo in dubbio.

La figura di Martino ha suscitato venerazione e profondo interesse storico e religioso anche in San Perpetuo, vescovo di Tours dal 461 al 491, che ha incaricato il poeta e retore Paolino di Périgueux di scrivere una biografia di San Martino di Tours, redatta in versi e distribuita in sei libri.

Successivamente, Gregorio, vescovo di Tours dal 573 al 594, raccoglie e descrive in un’opera intitolata “De virtutibus sancti martini” i miracoli di San Martino avvenuti presso la tomba o legati alle sue reliquie. Si tratta di 207 capitoli divisi in quattro libri che Gregorio dubita di poter scrivere anche perché non conosceva bene il latino.

Tuttavia, la defunta madre Armentaria gli appare e lo incita a scrivere l’opera senza preoccuparsi di essere troppo acculturato, perché il linguaggio semplice sarebbe stato  più comprensibile al popolo e lo ammonisce: “Se non scrivi dei miracoli di Martino commetti un crimine“. Gregorio  realizza quindi un’opera completa e impegnativa che integra le precedenti, a partire dai miracoli di guarigione improvvisa:

  • Molti ciechi riacquistano la vista
  • I sordi ricuperano l’udito
  • Storpi e paralitici riprendono a camminare normalmente
  • Gravi forme di dissenteria si risolvono improvvisamente
  • Donne affette da emorragie guariscono all’istante
  • Volti e corpi sfigurati a causa di epidemie di vaiolo e peste riacquistano l’aspetto originario invocando il santo.

I miracoli di liberazione

L’intercessione di San Martino si manifesta anche attraverso prodigi di liberazione che possono essere sia fisici sia spirituali e si manifestano in varie occasioni della vita di molti devoti che a lui si rivolgono:

  • Prigionieri detenuti ingiustamente si sciolgono miracolosamente dalle catene
  • Carceri si scoperchiano per liberare detenuti incolpevoli
  • Persone affette da gravi immobilità ai muscoli riprendono a muoversi
  • Vari casi di indemoniati  si liberano all’improvviso della possessione diabolica.

Miracoli d’invocazione

I  miracoli d’invocazione sono altri esempi di intervento di San Martino verso chi chiede il suo aiuto con fede sincera, sia sulla sua tomba all’interno della basilica di Tours, sia in circostanze avverse e pericolose:

  • Le persone sofferenti di febbri malariche ritrovano la salute stendendosi tra l’altare e il sepolcro di Martino
  • Il vescovo Baudino invoca con animo puro il Santo e l’impetuosa corrente della Loira lo risparmia
  • L’agente della Basilica di nome Ammonio precipita in un burrone ma resta quasi illeso invocando la protezione di Martino durante la caduta.

Miracolo di punizione-guarigione

Si tratta di prodigi operati da San Martino per favorire il ravvedimento di chi non rispettava i comandamenti compreso quello di “Santificare le Feste”. Spicca tra questi la storia di un uomo che si chiamava Senatore e che lavorava di domenica, anziché pregare e andare a Messa.

Un’improvvisa contrazione delle dita di entrambe le mani con le unghie conficcate nei palmi avevano provocato ferite purulente ma l’uomo, dopo mesi di sofferenza, aveva infine digiunato e pregato San Martino per 4 giorni, al termine dei quali, le mani miracolosamente si sono riaperte e le ferite risanate. Senatore non si era limitato a lodare la potenza del vescovo intercessore, ma aveva anche invitato tutti i conoscenti a osservare la sacralità domenicale.

Le tre risurrezioni

Tra i miracoli ci sono anche morti risuscitati che hanno aumentato la fama di santità di Martino e permesso al suo culto di diffondersi a macchia d’olio. In particolare, i casi di risurrezione accertati sarebbero almeno tre  e, per questo motivo il monaco e vescovo ottiene una speciale designazione: “Trium mortorum suscitator“, cioè “Colui che resuscitò tre morti“.

La polvere miracolosa

La tomba di Martino è stata distrutta dagli ugonotti durante gli scontri religiosi del 1562, ma, fino a quel momento, si raschiava la polvere depositata sopra la tomba per poi mescolarla ad acqua o vino in una ampolla sacra e ingerirla.

Il vescovo Gregorio descrive con precisione l’uso di questa particolare reliquia perché ne aveva sperimentato i benefici guarendo all’istante da un fortissimo mal di denti, uno dei suoi servitori aveva superato istantaneamente febbre e dissenteria, potenzialmente letali, e la stesa cosa era avvenuta al vescovo Avito, che aveva superato in modo miracoloso una febbre malarica.

Gregorio precisa però che la polvere non avrebbe avuto alcun effetto miracoloso se non ci fosse stata fiducia assoluta nell’intercessione di San Martino presso Dio. Per questo motivo, molte persone guarivano dalla malattia, compresa la cecità irreversibile dopo aver bevuto dall’ampolla, come premio della loro Fede.

La devozione a San Martino

Martino è morto l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin nella regione del centro valle della Loira dove si era recato ormai ottantenne per sanare una disputa tra il clero locale e la sua fama di santità si è subito diffusa, proprio grazie a questa sequenza impressionante di miracoli.

La Chiesa festeggia la ricorrenza del santo l’11 novembre, giorno della sua sepoltura, che è il protettore di molte città e comuni nel nostro Paese, la Francia gli ha dedicato quattromila chiese e migliaia di villaggi portano il suo nome, ma la generosità di cavaliere è un esempio di virtù anche a livello militare che ha travalicato i secoli e Martino gode quindi di un ulteriore riconoscimento come patrono dell’arma di fanteria dell’esercito italiano.

Leggi anche

Articoli recenti