San Sisto I, settimo Papa della chiesa cattolica

San Sisto I, ecco la storia del settimo pontefice romano

San Sisto I vive tra il 42 e il 126 d.C. ed è il sesto successore di San Pietro e quindi settimo Papa della Chiesa cattolica. La sua collocazione cronologica come pontefice deriva dal Catalogo Liberiano che la stabilisce tra il 117 e il 126, quando Roma è governata dall’imperatore Adriano, protagonista della realizzazione del vallo difensivo in Britannia, e artefice del consolidamento dei confini dell’impero che ha ormai raggiunto la sua massima estensione durante il regno del predecessore Traiano.

Origine e pontificato di Sisto I

Secondo le ricostruzioni storiche, Sisto è cittadino romano, suo padre si chiama Pastor e gli storici concordano che il suo pontificato sia durato più o meno 10 anni. Tuttavia ci sono alcune differenze sulle date in leggero contrasto con la versione del Catalogo Liberiano.

Secondo il vescovo, scrittore e storico Eusebio di Cesarea ci sono infatti due periodi diversi che questo autore riporta in due delle sue opere. Nel Chronicon Eusebio indica tra il 114  il 124 il periodo pontificale di San Sisto, mentre nell’Historia Ecclesiastica lo estende tra il 114 e il 128. 

In entrambi i casi, Sisto I avrebbe quindi retto il soglio pontificio a cavallo tra la fine del regno di Traiano e il primo decennio della fase imperiale di Adriano che si è poi conclusa nel 138 d.C.

I provvedimenti ecclesiastici di Sisto I

Al di là di queste sfasature di datazione, il Liber Pontificalis raccoglie una lunga serie di biografie di papi e segnala almeno tre provvedimenti adottati da San Sisto durante il suo pontificato:

  • Nessuno tranne il celebrante può toccare il sacro calice e la patena, cioè il piatto che il sacerdote usa per coprire lo stesso calice e posarvi sopra l’ostia prima di consacrarla
  • I vescovi che incontrano il Papa nella Santa Sede devono rientrare nelle loro diocesi con una lettera apostolica che sancisce la totale comunione con il vicario di Cristo
  • A livello liturgico, il sacerdote deve recitare il Sanctus dopo il Prefazio che è la prima parte della preghiera eucaristica recitata durante la Messa.

Secondo il vescovo e teologo Ireneo di Lione (130-202 d.C.), Sisto I dirime anche una questione di calendario liturgico. Le chiese d’Oriente infatti celebravano all’epoca la Pasqua seguendo la prassi giudaica che fissa al 14 del mese di Nisan, cioè a inizio aprile, la festa religiosa in ricordo della liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto per merito di Mosè. 

San Sisto non impone alle chiese orientali di celebrare la Pasqua cristiana secondo la datazione stabilita dalla Chiesa di Roma, consentendo che mantengano in vigore l’antica datazione ebraica nel corso del suo pontificato.

Morte e culto di venerazione

San Sisto è venerato come santo e martire anche se sulla sua possibile decapitazione non abbiamo prove o documenti certi. Di conseguenza il Calendario universale delle Chiesa non tiene conto dei martirologi che, attraverso i secoli, hanno dichiarato martire San Sisto e quindi non lo include in questa categoria.

Sisto I è stato sepolto nella Necropoli vaticana, ma poi le sue reliquie si sono disperse tra Roma, Alife, comune del casertano, e Alatri in provincia di Frosinone. Non a caso, queste due città hanno tradizioni di culto che risalgono all’epoca medievale e studi recenti certificano la conservazione di parte dei resti del santo in entrambe le diocesi.

Inoltre, una parte del corpo di San Sisto è conservato nella cattedrale di Nostra Signora Assunta a Savona che le ha ricevute in dono durante il pontificato di Paolo V (1552-1621) nel 1612.

Il miracolo di Alife

La città di Alife è anche teatro di un fenomeno prodigioso legato alle reliquie di san Sisto. Nel 1132, durante il papato di Anacleto II, il conte di Alife Rainolfo invia a Roma i suoi ambasciatori.

Alife è sconvolta da una pestilenza e Rainolfo chiede ad Anacleto II le reliquie di qualche santo come protezione dalla malattia per la sua città. Il papa concede proprio quelle di San Sisto I e gli alifani le caricano su una mula.

Ma, durante il percorso, la mula imbocca inspiegabilmente un sentiero in direzione di Alatri nel frusinate e nessuno riesce a farle cambiare strada. L’animale infatti prosegue imperterrito fino a fermarsi vicino alla chiesa di San Matteo, ed è accolto dal vescovo Crescenzio in persona e dalla popolazione alatrina stupita nel vedere la mula inginocchiarsi davanti alla cattedrale in attesa che la liberino dal suo fardello.

L’evento prodigioso si accompagna all’immediata liberazione dal contagio perché anche Alatri è in piena epidemia. Come gesto di riconoscenza, gli alatrini decidono di regalare un dito di San Sisto agli alifani come reliquia protettiva.

La separazione delle spoglie di San Sisto e la memoria liturgica

Nasce quindi da questo miracolo la separazione delle spoglie di San Sisto fra Alatri e Alife e il culto di venerazione verso questo pontefice dura ancora oggi in entrambe le città che lo considerano loro patrono.

San Sisto è celebrato ufficialmente il 3 aprile, ma Alife lo commemora l’11 agosto, mentre Alatri lo celebra l’11 gennaio e, in modo ancora più solenne, il mercoledì dopo Pasqua per ricordare la fine dell’assedio imposto da Arrigo VI, figlio di Federico Barbarossa, nel 1186.

Gli alatrini, pur stremati, spezzano infatti l’accerchiamento con un vigoroso contrattacco dopo aver invocato l’intercessione di San Sisto e ricuperato all’improvviso la forza e volontà di combattere fino alla liberazione della città. 

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