1 gennaio: Maria Santissima Madre di Dio

La solennità di Maria Santissima Madre di Dio risale alle conclusioni teologiche del concilio di Efeso

Maria Santissima Madre di Dio è la prima festa religiosa dell’anno perché si celebra il 1 gennaio, ed è stata istituita da Papa Pio XI nel 1931 attraverso l’enciclica Lux Veritatis che il Pontefice aveva redatto in occasione del 15° centenario del Concilio di Efeso, celebrato in Asia Minore nel 431, su convocazione dell’imperatore Teodosio II per chiarire le dispute teologiche relative alla persona e alla divinità di Gesù Cristo.

Il Concilio di Efeso ha riconosciuto Maria Santissima Madre di Dio

Secondo le antiche profezie, Maria sarebbe diventata quindi madre in modo miracoloso: “Ecco che una Vergine concepirà nel suo seno e partorirà un Figlio a cui sarà posto il nome di Emanuele che significa: Dio con noi” (Isaia 7,14).

Maria, pur rimanendo Vergine, ha concepito un figlio per intervento miracoloso dello Spirito Santo cioè Gesù il Messia e Salvatore degli uomini senza il concorso di un padre terreno.

In effetti, Gesù, come vero Dio e vero uomo, era stato oggetto di dispute teologiche per questa duplice miracolosa natura, tuttavia anche Sua Madre Maria, fin dai primi tempi, era stata bersaglio di Nestorio, arcivescovo e teologo siro, nonché patriarca di Costantinopoli, che oltre a sostenere la teoria del difisismo estremo (due nature in Gesù che corrisponderebbero addirittura a due persone distinte) si opponeva a chi attribuiva alla Vergine anche il titolo di Madre di Dio.

L’interpretazione nestoriana sulla natura divina distinta da quella umana di Gesù fu condannata come eretica proprio nel concilio di Efeso che aveva anche rigettato il rifiuto della Divina Maternità di Maria, provocando le acclamazioni dei cristiani dell’epoca per riconoscenza verso le decisioni dei Padri conciliari, che erano in linea con la fede e venerazione ormai diffusa nella “Beatissima Madre di Dio”.

L’origine storica della solennità

La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale e, in origine, la festa sostituiva l’uso pagano delle “strenae” (strenne), i cui riti contrastavano con la santità delle celebrazioni cristiane.

Il “Natale Sanctae Mariae”, secondo l’antica denominazione, cominciò ad essere celebrato a Roma intorno al VI secolo d.C. e, a quanto pare, la celebrazione si svolse in concomitanza con la dedicazione di una delle prime chiese mariane di Roma: S. Maria Antiqua al Foro romano.

In ogni caso, questa antica consuetudine romana è attestata in antichi esemplari di libri liturgici che raccoglievano le antifone, cioè i brani che precedono e concludono l’intonazione di un salmo, e questi Antifonari delle Messe denominavano il 1° gennaio proprio “Natale S. Mariae”.

Il legame con le antiche consuetudini di celebrazione del “Natale” di Maria, a cui si univa il riconoscimento del Suo ruolo di Madre di Dio, ha confermato nel corso dei secoli il ruolo centrale della maternità verginale di Maria che, ancora oggi, si celebra il primo giorno dell’anno anche se nell’ambito della riforma liturgica stabilita dal Concilio Vaticano II.

Maria Madre di Dio nell’interpretazione esegetica

In poche parole, il popolo cristiano aveva partecipato alle conclusioni del concilio di Efeso accompagnando addirittura in trionfo i decisori che avevano stabilito i requisiti teologici per il dogma della Maternità divina di Maria che, ancora oggi, è un punto di riferimento fondamentale per la Chiesa a conferma delle testimonianze contenute nella Sacra Scrittura.

A livello esegetico, cioè riguardo l’interpretazione critica dei testi sacri, il titolo di Madre di Dio è per Maria SS. il fondamento, la ragione e la sorgente di ogni sua grandezza e, di conseguenza, il gesuita ed esegeta fiammingo Cornelio a Lapide, (1567-1637) la definisce come segue:

È Madre di Dio, dunque essa è immensamente più eccelsa di tutti gli Angeli, anche dei Cherubini e dei Serafini; è Madre di Dio e perciò è la più pura, la più santa; così che, dopo Dio, non si può immaginare purezza maggiore: è Madre di Dio e perciò possiede in grado molto più elevato tutti i privilegi concessi a qualsiasi altro santo.

 Ma mentre è Madre di Dio, Maria è pure benignissima Madre nostra, perché Gesù ce la diede per Madre quando, inchiodato alla croce, disse a Giovanni ed in lui a ciascuno di noi: «Ecco tua Madre» e perché Maria esercitò veramente gli uffici di Madre, dapprima verso gli Apostoli e poi verso tutta la Chiesa e verso ciascuno dei fedeli.

E chi non sente di amare una Madre così buona e potente? In lei trovano la difesa più sicura le anime innocenti, in lei trovano il conforto gli afflitti, in lei riposano le speranze di chi, caduto in peccato, vuole risorgere e ritornare al Signore: per le sue mani passano tutte le grazie“.

La citazione di Maria nel martirologio romano

Il martirologio romano è un libro liturgico, approvato da Papa Gregorio XIII nel 1584, e costituisce, a dire il vero, la base dei calendari liturgici che ogni anno determinano le feste religiose e dedica una particolare citazione proprio a Maria Santissima Madre di Dio:

Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos (Genitrice di Dio), perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome”.

Il mistero della divina Maternità di Maria viene celebrato nella giorno conclusivo dell’Ottava del Natale del Signore, quindi il 1° gennaio, secondo la forma ordinaria del rito romano comprendendo anche il ricordo della circoncisione di Gesù, avvenuta proprio l’ottavo giorno dopo la Sua nascita, secondo le prescrizioni della Legge di Mosè.

L’invocazione a Maria Madre di Dio è confermata anche nei concili successivi

L’ufficio liturgico dell’Ottava del Natale, ossia il 1º gennaio, conteneva già numerosi testi che facevano esplicito riferimento alla divina maternità mariana in epoca preconciliare tra i quali la colletta, cioè la preghiera che il sacerdote recita prima delle letture bibliche e dell’epistola, in cui vengono riassunti i voti e le aspirazioni dell’assemblea dei fedeli.

Questa particolare colletta è dunque relativa alla messa del 1º gennaio In octava Nativitatis Domini del messale in uso dopo il Concilio di Trento (1545-1563), che è rimasta sostanzialmente invariata anche in quello post-riforma stabilito da Papa Paolo VI:

“O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita, Cristo tuo Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli“.

La conclusione teologica della Lumen Gentium

Il dogma di Maria Santissima Madre di Dio affonda le sue radici nel concilio di Efeso e ha trovato conferma teologica anche nella chiesa moderna attraverso l’enciclica Lumen Gentium redatta da Paolo VI che offre questa chiara definizione:

Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente” (Lumen Gentium, 56).

L’Ave Maria è la preghiera che sottolinea il ruolo della Vergine come Madre di Dio

La preghiera più conosciuta rivolta alla Vergine è in effetti l’Ave Maria che si divide proprio in due parti:

  • La prima è laudativa e quindi esalta la pienezza di grazia e la perenne unione di Maria con Cristo
  • La seconda parte dell’invocazione conferma il fondamentale ruolo materno che ricorre nella festa del primo gennaio, quindi “Maria Madre di Dio” intercede per l’umanità sia nella vita quotidiana, sia nel momento supremo del trapasso, essendo anche mediatrice tra gli esseri umani e il figlio Gesù.

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