Vangeli Apocrifi: cosa sono e differenza con i vangeli canonici

I vangeli apocrifi, spesso ridotti a frammenti, sono comunque oggetto di studio da secoli. Ecco le loro differenze rispetto ai quattro Vangeli canonici

E’ interessante ripercorrere la storia dei vangeli Apocrifi per comprendere cosa sono e la differenza con i Vangeli canonici, dato che non hanno l’importanza teologica dei secondi e derivano da un termine che è una traslitterazione  dal greco, cioè una trascrizione che riproduce la parola originale, lettere per lettera, e che significa “ciò che è tenuto nascosto o lontano” dall’uso.

In altre parole, il termine apocrifo indica un testo non canonico perché non è compreso nell’elenco dei libri della Bibbia che il Magistero ecclesiastico considera autentici e ispirati. Per questo motivo, non possono essere considerati “Parola di Dio”, a differenza dei Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

La differenza tra vangeli apocrifi e canonici sulla base di precisi requisiti

Gli studiosi delle Sacre Scritture tendono a non dare valore teologico ai vangeli apocrifi considerando che sono stati per lo più redatti a partire dal II secolo d.C. e quindi sono parecchio posteriori a quelli canonici, non sono altrettanto sobri nelle descrizioni e sconfinano spesso in descrizioni favolistiche e leggendarie.

Inoltre, la Chiesa cristiana antica aveva stabilito criteri rigorosi per considerare canonico un testo sacro del Nuovo testamento riguardante la Rivelazione di Gesù che si basano su quattro principi essenziali:

  • La sacra tradizione
  • Paternità apostolica cioè attribuibile all’insegnamento o alla diretta scrittura degli apostoli o dei loro più stretti compagni
  • Uso liturgico: testi letti pubblicamente nei riti liturgici delle prime comunità cristiane
  • Ortodossia, vale a dire, testi che rispettano le verità dogmatiche di fede come l’Unità e Trinità di Dio e Gesù Cristo ritenuto vero Dio e vero uomo.

La sacra tradizione dei Vangeli canonici in antitesi ai testi apocrifi

Il 18 novembre 1965, Papa Paolo VI ha promulgato la “Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum che si riferisce chiaramente alla sacra tradizione e all’ispirazione dello Spirito Santo nelle Sacre Scritture:

“La predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva esser conservata con una successione ininterrotta fino alla fine dei tempi. Gli apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto, ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che per iscritto.

La sacra Tradizione dunque e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro…Infatti la sacra Scrittura è parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la parola di Dio affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli e ai loro successori.

L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso.

L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso.

È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime(Dei Verbum II 8-10).

Ulteriori differenze tra Vangeli canonici e apocrifi

I Vangeli canonici sono stati scritti in epoca apostolica, quindi mentre vivevano gli apostoli o i loro stessi discepoli e i testi sacri sono stati armonizzati sulla base dei quattro Vangeli ritenuti canonici a tutti gli effetti verso l’anno 140 d.C.

I vangeli apocrifi, al contrario nascono in epoca posteriore, verso la fine del II secolo d.C. e sono spesso ridotti a piccoli frammenti, quindi gli studiosi deducono che queste opere non godessero di grande considerazione per essere trasmesse con cura alle generazioni successive.

Inoltre, le differenze tra vangeli canonici e apocrifi sono molto evidenti sia nella forma letteraria sia nel contenuto, dato che questi ultimi contengono spesso racconti devozionali, di carattere leggendario e ricchi di episodi fantastici, che erano nati spontaneamente, per soddisfare la pietà popolare raccontando minuziosamente, ma senza rigore storico, eventi che nei vangeli canonici non compaiono o si trattano brevemente.

Le categorie principali dei vangeli apocrifi

Gli scritti apocrifi sono quindi testi religiosi che si sono diffusi nella Chiesa a partire dal II secolo d.C. e possono dividersi in tre categorie che permettono di inquadrare meglio le loro caratteristiche:

  • Apocrifi che ci sono pervenuti solo tramite frammenti scritti su papiro e hanno una certa somiglianza con gli scritti canonici
  • Testi che si sono conservati integri e hanno un carattere agiografico e quindi esprimono esaltazione e ammirazione incondizionata, con particolare riferimento ai racconti sulla vita di Gesù e della Vergine Maria
  • Ulteriori testi che, sotto il nome di un apostolo, diffondevano dottrine che mescolavano la rivelazione cristiana con le filosofie gnostiche.

L’ortodossia è la discriminante per distinguere i Vangeli canonici dai vangeli apocrifi

Alcuni testi apocrifi s’ispirano allo gnosticismo, una corrente filosofica e spirituale, legata anche ad antiche religioni esoteriche e iniziatiche, che sosteneva il concetto di salvezza dell’anima attraverso una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi) derivante da esperienza e ricerca personale della verità.

L’ortodossia ufficiale della Chiesa ha considerato eretica questa interpretazione fin dai primi secoli basandosi, al contrario, sul concetto teologico in base al quale l’anima non può salvarsi, evitando la dannazione eterna, se l’essere umano antepone le idee personali alla parola del Signore. Di conseguenza, la salvezza è possibile solo per grazia di Dio, attraverso la Fede, e seguendo l’insegnamento di Gesù che ha rivelato agli uomini la Verità e li ha redenti con la Sua Morte e Risurrezione.

I Vangeli apocrifi gnostici

La commistione di varie credenze alla base dello gnosticismo è definita sincretismo e quindi non è in linea con l’insegnamento canonico della Chiesa, al pari del linguaggio per soli iniziati a carattere esoterico. Tra i testi gnostici, molti dei quali andati perduti e risalenti tra II e III secolo d.C., ricordiamo:

  • Il vangelo greco degli egiziani
  • Vangelo di Mattia
  • il vangelo di Maria Maddalena
  • Vangelo di Giuda
  • L’apocrifo di Giovanni
  • La Sophia (sapienza) di Gesù
  • Il Vangelo di Tommaso
  • Il Vangelo di Pietro

Il vangelo di Giuda è andato perduto e lo conosciamo solo attraverso citazioni patristiche dei primi secoli della Chiesa, tuttavia, un frammento è ricomparso nel 1978 ad Al Minya in Egitto. Il testo non contiene solo la cosmologia gnostica, ma sostiene addirittura che Gesù avrebbe chiesto a Giuda di tradirlo.

I vangeli di Mattia, Giovanni e Pietro sono in effetti esempi di attribuzione pseudoepigrafa, cioè si riteneva che i presunti autori di questi testi fossero proprio i tre apostoli anche se, in realtà, non erano i responsabili della stesura e gli studi storici e teologici tendono a confermarlo.

I Vangeli apocrifi di origine giudeo-cristiana

Questa categoria di testi apocrifi fu prodotta dalle prime comunità cristiane che credevano alla rivelazione di Gesù e appartenevano alla chiesa madre di Gerusalemme ma continuavano a considerare come discriminante della loro fede l’osservanza della legge mosaica. Tra di essi si ricorda:

  • La Didaché (o dottrina dei dodici Apostoli)
  • La lettera di Clemente romano ai Corinzi
  • Il Pastore di Erma (testo paleocristiano di genere apocalittico)
  • Il vangelo degli Ebrei (ne esistono solo frammenti ed è citato dalla Patristica tra II e V secolo d.C.)
  • Il vangelo dei Nazarei (andato perduto e presente solo in citazioni occasionali di alcuni Padri della Chiesa)
  • Il vangelo degli Ebioniti (risulta anch’esso perduto ed era usato da questa setta giudeo-cristiana in Palestina nel II secolo d. C.)

Questi ultimi sono compresi tra gli apocrifi solo in quanto vangeli non canonici anche se, in effetti, sono più vicini ai Vangeli della rivelazione ufficiale approvata dalla Chiesa, rispetto agli altri testi favolistici o esclusi in quanto eretici.

In realtà, non abbiamo nessun manoscritto originale al riguardo e ci rimangono solo alcune citazioni dei Padri della Chiesa che, in poche parole, erano i principali scrittori cristiani, in grado di trasmettere un insegnamento fondamentale per la dottrina ecclesiastica.

Per molti studiosi, è addirittura necessario ricondurli ad un unico Vangelo detto proprio degli Ebrei che, secondo i Padri della Chiesa, era il vangelo originario di Matteo, ma privo della parte iniziale e dedicata alla genealogia di Gesù.

Una seconda teoria, al contrario considera il vangelo degli Ebrei, quello dei Nazarei e il testo degli Ebioniti, come tre entità distinte e redatte, secondo alcuni, nella prima metà del II secolo.

Vangeli apocrifi di origine ecclesiastica e dell’infanzia

Al di fuori dei testi giudicati eretici, si collocano anche i vangeli apocrifi di origine ecclesiastica, secondo la distinzione dei Padri della Chiesa che tendeva a valutarli positivamente e li giudicava anche consigliabili, nonostante fossero esclusi dal canone ufficiale. In particolare ricordiamo:

  • Il protovangelo di Giacomo (noto anche come vangelo dell’infanzia di Giacomo) è stato composto probabilmente nel 140-170 d.C. ed estende il racconto dell’infanzia con una serie di aneddoti rispetto al Vangelo canonico di San Matteo
  • Gli atti di Paolo e Tecla (testo cristiano scritto in greco che narra le gesta e la predicazione di Paolo di Tarso e della sua discepola Tecla di Iconio)

Il protovangelo di Giacomo è stato inoltre fonte ispiratrice per altri vangeli apocrifi dedicati all’infanzia di Gesù che sono, in effetti, delle rielaborazioni, come il vangelo arabo e quello armeno dell’infanzia o la storia di Giuseppe il falegname.

Tuttavia, questi testi dedicati a dettagli su Cristo e la sacra famiglia prima dell’inizio della vita pubblica, che non sono citati nei Vangeli canonici, mostrano un carattere miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco.

Inoltre,  la descrizione degli usi e costumi giudaici è imprecisa o assente, al pari di vari riferimenti storici e geografici poco attendibili, che compromettono, secondo gli studiosi, il valore storico della narrazione, quindi nessuna di tali opere compare in qualche manoscritto biblico o in antichi elenchi dei testi canonici ritenuti ispirati.

Vangeli apocrifi della Passione

Tra i Vangeli apocrifi della Passione di Gesù figura anche quello già citato di San Pietro con attribuzione pseudoepigrafa, scritto in greco alla metà del II secolo, ormai perduto e presente solo in accenni patristici.

Tuttavia, un lungo frammento del vangelo apocrifo di San Pietro è stato ritrovato nel 1887 ad Akhnim in Egitto, ma quello che rende ancora più difficile attribuirne la paternità al primo Papa è la descrizione della Passione con una chiara discolpa di Ponzio Pilato, che è un particolare presente anche nell’apocrifo conosciuto come vangelo di Gamaliele e agiografico, non solo nei confronti di Pilato, ma anche riguardo a sua moglie Claudia Procula.

Altri vangeli apocrifi

Tra gli altri Vangeli apocrifi ve ne sono alcuni di chiara origine eretica e pertanto esclusi dai testi canonici, perché non rispondono ai requisiti teologici della Chiesa. Tra questi possiamo ricordare:

  • Interrogatio Johannis, conosciuto anche come Cena segreta o Libro di Giovanni evangelista, risalente al XII secolo, che descrive con tono iniziatico le rivelazioni segrete di Gesù all’apostolo Giovanni durante l’ultima cena. Il testo è inoltre ispirato all’eresia medievale bulgara dualista dei Bogomili, affine a quella dei Catari, basata sullo scontro tra bene e male e che rifiuta l’autorità della Chiesa definendola serva di Satana.
  • Vangelo di Barnaba che fu scritto in spagnolo nel XIV secolo ed è di chiara influenza islamica, perché descrive Gesù solo come uomo e precursore del profeta Maometto.

Vangeli apocrifi omonimi

Tra i vangeli apocrifi perduti ci sono anche casi di omonimia su cui gli studiosi si sono concentrati e, probabilmente, il più noto è quello del Vangelo dei settanta (discepoli) che conosciamo solo per citazione indiretta di alcuni Padri della Chiesa.

Questi testo potrebbe coincidere con quello scritto in lingua persiana nel III secolo da Mani cioè il predicatore iranico e fondatore del Manicheismo, che si basava su una complessa cosmologia dualistica ed era anch’essa ispirata alla lotta irriducibile tra il bene, rappresentato da luce e mondo spirituale, e il male che è costituito dalle tenebre e dal mondo materiale.

L’interpretazione teologica della Chiesa sui vangeli apocrifi

Il teologo Giuseppe Pulcinelli ha illustrato, a dire il vero, i motivi per i quali la Chiesa non considera i vangeli apocrifi come testi ispirati o li considera come semplice contributo integrativo nello studio del cristianesimo:

“Il processo di formazione del canone dei libri biblici nella Chiesa (avvenuto tra la fine del II e la fine del IV secolo), la lista cioè di quelli che vanno considerati ispirati e normativi, porta ovviamente a escludere tutta una serie di altri testi, che vengono chiamati “apocrifi” (termine che deriva dal greco e significa “nascosti“).

All’inizio erano chiamati così i Vangeli gnostici, poi l’appellativo venne esteso ad altri testi, con il significato di “spurio“, “falso” e, tra i criteri adottati per l’accoglienza nel canone c’era la provenienza apostolica, la retta fede, la concordanza con il resto della Sacra Scrittura, il loro valore non circostanziato e la ricezione dello scritto da parte di autorità riconosciute.

Evidentemente, gli apocrifi vennero esclusi in quanto non rientravano in uno o più di questi criteri. Ciò non toglie, tuttavia, che essi rimangono importanti per conoscere la storia e la cultura cristiana dei primi secoli“.

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